Osteocondrite dissecante

L’Osteocondrite dissecante, comunemente nota come OCD, è una malattia della cartilagine che può colpire diverse articolazioni del cane. Le più colpite sono la spalla, il ginocchio, il gomito ed il garretto.
In ogni articolazione le superfici ossee a contatto sono rivestite da uno strato di cartilagine che, agendo come un ammortizzatore, protegge l’osso sottostante dai traumi. Durante la fase di crescita, microtraumi ripetuti possono portare a un’interruzione della sua normale vascolarizzazione. Il risultato finale è un’anomalia dell’ossificazione endocondrale con mancata ossificazione degli strati più profondi della cartilagine e conseguente ispessimento anomalo zonale della cartilagine articolare. La cartilagine che si costituisce è quindi meno resistente alle sollecitazioni meccaniche. Questa condizione  è detta “Osteocondrosi”.
Quando poi si ha la reale separazione tra questa regione di cartilagine ispessita e l’osso sottostante, si parla di “Osteocondrite dissecante”.
Sono state descritte quattro gradi di Osteocondrite dissecante (dal più lieve al più grave).
Il 1° grado, il più lieve, si identifica come una superficie articolare macroscopicamente normale con solo un piccolo difetto sotto-cartilagineo. Nel 4° grado, invece si ha una vera e propria separazione della cartilagine articolare dall’osso sottostante con la formazione di un flap.

Cause di osteocondrite dissecante

L’eziopatogenesi dell’ Osteocondrite dissecante è considerata multifattoriale. Si pensa che, oltre ai traumi ci siano diversi fattori che contribuiscono alla formazione di lesioni OCD: fattori genetici, la crescita rapida, squilibri ormonali, ed eccessi nutrizionali.
Tra i cani, i maschi sono generalmente più frequentemente colpiti rispetto alle femmine. La nutrizione svolge un ruolo nello sviluppo di osteocondrosi soprattutto attraverso un elevato apporto calorico. Il fatto che alcune razze siano più frequentemente affette dalla patologia suggerisce che molto probabilmente esiste una predisposizione ereditaria per l’osteocondrosi.

Razze in cui è maggiormente diffusa

Questa patologia è segnalata prevalentemente nelle razze di grande taglia, in particolare è stata evidenziata una notevole incidenza in Terranova, Labrador Retriever, Golden Retriever, Bovaro del bernese, Chow Chow, Rottweiller, Setter, Dalmata e PastoreTedesco ma non è escluso che possa colpire qualsiasi razza. In particolare è stata segnalata anche in Cocker Spaniel, Springer Spaniel, Border Collie, Beagle e anche nel Barbone.

Sintomi

L’età d’insorgenza della patologia è in media di 5-8 mesi.
Sembra che il dolore compaia quando le fessure che separano la zona di cartilagine calcificata e l’osso subcondrale si estendono, con la conseguente creazione di un flap che espone l’osso subcondrale al liquido sinoviale.
La sintomatologia varia molto a seconda che si tratti di una patologia mono o bilaterale (molto diffusa). Nella monolaterale la zoppia può essere da lieve a molto evidente, con periodi di miglioramento dopo il riposo ma che aumenta con l’incremento dell’attività. Oltre a questo, sono presenti segni clinici quali atrofia muscolare dell’arto interessato, riduzione del range di movimento articolare con dolore ai movimenti passivi.
Nella patologia bilaterale, avendo male su entrambe le articolazioni il cane più che mostrare un’evidente zoppia, preferisce limitarsi nel movimento e vuole riposarsi spesso durante l’attività.

Diagnosi

I sintomi e la visita portano ad un sospetto della patologia. La conferma è però essenzialmente radiografica.
Raramente è necessario utilizzare la TAC, principalmente nelle lesioni del gomito e del garretto.

Prognosi

La prognosi di questa patologia è tanto migliore quanto più precoce è la diagnosi ed il conseguente trattamento chirurgico. Infatti più lo stimolo infiammatorio dovuto alla lesione perdurerà nel tempo maggiore sarà l’artrosi che svilupperà l’articolazione. Nella nostra struttura consigliamo infatti a tutte le razze ad elevata incidenza, di eseguire dei controlli preventivi intorno ai 5 mesi.

Terapia

La terapia dell’ OCD prevede la rimozione del flap cartilagineo per via artrotomica o artroscopica. Può essere utile, inoltre, per il recupero funzionale dell’articolazione e per ritardare l’insorgenza e la progressione dei processi artrosici il ricorso a infiltrazioni intrarticolari di PRP.  Tutte le procedure terapeutiche per la risoluzione dell’OCD sono disponibili presso il nostro ambulatorio.

 

Tenopatia del bicipite brachiale

E’ una patologia conosciuta da moltissimo tempo (nel passato definita tenosinovite bicipitale) che colpisce il tendine di origine (sulla scapola) del muscolo Bicipite. È senza dubbio una delle cause più frequenti di zoppia di spalla. La tenopatia bicipitale, viene classificata come primaria o secondaria. La forma primaria è l’esito di un processo infiammatorio del tendine d’origine del bicipite brachiale, causato dal susseguirsi di traumi cronici e ripetuti. L’origine di quest’ultimo, a livello del tubercolo sopraglenoideo, si trova infatti vicino ad una regione caratterizzata da una vascolarizzazione relativamente scarsa, che potrebbe predisporre allo sfilacciamento o alla rottura del tendine. La forma secondaria può essere causata da altre patologie intra-articolari o essere il risultato di un trauma acuto ad altri tendini associati alla spalla.

I pazienti visitati a causa di questa patologia sono di solito cani di taglia medio-grande, senza predisposizione di razza o sesso.

Sintomi

Nonostante i segni clinici possano variare, è in genere presente una zoppia cronica dell’arto anteriore, solitamente con appoggio del peso, che può essere intermittente. Questa zoppia peggiora con l’esercizio fisico ed è poco responsiva ai trattamenti con farmaci antinfiammatori.

Diagnosi

Una visita ortopedica accurata consente di identificare la sede del problema, in particolar modo grazie all’esecuzione di alcune manovre ortopediche: il test del bicipite brachiale ed il test del cassetto. Nel caso in cui il cane mostrasse una risposta positiva a questi movimenti, si può sospettare la presenza di tenopatia del bicipite. A questo punto si esegueuno studio radiografico della spalla, per verificare l’eventuale presenza di calcificazioni del tendine bicipitale, o la presenza di osteofiti nella fossa intertubercolare, e per escludere altre condizioni patologiche responsabili di zoppia di spalla.

Altra possibilità di fare diagnosi e valutare l’entità delle lesioni di questa patologia tendinea è l’ecografia. Infine, nel caso in cui ci fosse bisogno di ulteriori accertamenti, l’esplorazione della spalla in artroscopia rappresenta una eccellente soluzione diagnostica: è possibile visualizzare direttamente il tendine bicipitale, permettendo così di effettuare diagnosi di certezza nella totalità dei casi.

Terapia

Esiste una terapia farmacologica ed una chirurgica.
Nel caso di una tenopatia acuta, la scelta di trattare la patologia mediante una terapia farmacologica si è dimostrata spesso vincente; in genere si esegue una infiltrazione ecograficamente guidata con farmaci corticosteroidi a lunga durata d’azione nella guaina del tendine, accompagnata da un periodo di riposo assoluto, per la durata di circa un mese e mezzo; i corticosteroidi, infatti, riducono sensibilmente lo stato infiammatorio che accompagna la tenopatia.

Nel caso di una tenosinovite cronica in cui il tendine del bicipite presenta lacerazioni parziali, o nel caso di una mancata risposta al trattamento farmacologico, nella stessa seduta artroscopica, è possibile eseguire la tenotomia del tendine. Il tendine viene tagliato sulla sua inserzione sulla scapola, levando completamente il dolore al paziente. Gli altri muscoli della spalla compenseranno la funzione, sostituendo in pochi giorni il muscolo danneggiato.
 

Displasia del Gomito

Con tale termine ci si riferisce ad un insieme di condizioni, tipiche dell’età dello sviluppo, il cui esito è rappresentato da un’osteoartrosi di grado variabile a carico dell’articolazione omero-radio-ulnare.
Secondo la classificazione proposta nel 1993 dall’ International Elbow Working Group (IEWG), le modificazioni morfologiche che vengono incluse all’interno della definizione di “displasia di gomito” (ED) sono: la Frammentazione del Processo Coronoideo (FCP) la Osteocondrite/Ostecondrite dissecante (OC/OCD), la Mancata Unione del Processo Anconeo (UAP), infine le anomalie cartilaginee e/o l’incongruenza articolare.

Secondo la “Teoria classica”, durante lo sviluppo del gomito (che nel cane di taglia medio-grande finisce intorno ai 7 mesi e mezzo) si verifica una differenza di crescita fra le 3 ossa che compongono l’articolazione (omero, radio ed ulna). Tale anomalia di sviluppo genera quella che viene comunemente indicata con il termine di incongruenza articolare, che non è altro che il disallineamento delle superfici articolari radio-ulnari il cui esito è un’anormale concentrazione di forze e carichi in determinati punti dell’articolazione, con conseguente danno articolare.

Se è l’ulna ad essere più lunga del radio si sviluppa attrito e pressione eccessiva tra processo coronoideo mediale e condilo omerale mediale, con la creazione del cosiddetto “conflitto omero-ulnare” e con la possibile frammentazione del processo coronoideo stesso (FCP).
Pur essendo la FCP la condizione di più frequente riscontro nella clinica del cane, i danni a carico del processo sono in realtà molto variabili e quindi da alcuni anni si preferisce definire la patologia come “Sindrome del Comparto mediale” o “Malattia della coronoide mediale”
Se invece è il radio ad essere più lungo dell’ulna, si sviluppa attrito e pressione eccessiva tra processo anconeo e condili omerali, con la conseguente non unione del processo anconeo stesso (UAP) che a causa della forte pressione non riesce a saldarsi nella sua posizione fisiologica rimanendo libero nell’articolazione.
Proprio a causa della grande varietà di condizioni che rientrano nel capitolo della displasia del gomito, sarebbe più appropriato utilizzare il termine di “Malattie dello sviluppo del gomito”, e valutare ogni singola forma come un’entità a sé stante, con un proprio insieme di cause e trattamenti.
Le forme più comunemente diagnosticate nel gomito del cane sono rappresentate dalla mancata unione del processo anconeo dell’ulna (UAP), dalla frammentazione del processo coronoideo mediale dell’ulna (FCP) e dall’osteocondrite dissecante della troclea omerale OCD.

La displasia del gomito è una condizione piuttosto frequente nel cane. Può colpire tutte le razze ed anche i meticci di cani di taglia medio grande e gigante, anche se in alcune di esse ( Bovaro del Bernese, Golden e Labrador Retriever, Cane di Terranova, Rottweiler) l’incidenza risulta essere molto alta.

Diagnosi

La diagnosi viene effettuata sulla base di un’anamnesi accurata, una visita ortopedica completa ed eseguendo la radiografia del gomito in doppia proiezione. Il fattore tempo è una variabile importante nel trattamento del paziente considerando che una diagnosi precoce seguita da un altrettanto precoce intervento, è in grado di garantire un’ottima ripresa funzionale.
Può essere utile l’utilizzo della TAC. Va comunque ricordato che è l’artroscopia a permettere la visione più completa della superficie articolare, consentendo quindi di ottenere immagini molto utili , sia in termini diagnostici che terapeutici.

Terapia

La terapia della displasia di gomito è chirurgica e varia a seconda dell’entità patologica sottostante al quadro displasico.